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Seconda parte dell'inchiesta su illeciti amministrativi e gestionali dell'azienda AFAS di Perugia

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Prosegue l’inchiesta degli illeciti dell’azienda AFAS di Perugia: di tutto e di più si viene a scoprire tra incarichi, compensi, rimborsi, licenziamenti, concorsi e spostamento sede farmacia.

Ripartendo dall’ultimo argomento dell’inchiesta, quella che riguarda la lista di parcelle e rimborsi, di questo lungo ed anomalo elenco di contribuzioni è stata fatta dovuta segnalazione alle autorità competenti ( Corte dei Conti e Comando Guardia di Finanza ) allo scopo di verificare, se nei fatti, siano individuabili eventuali profili rilevanti ai fini dell’eventuale responsabilità per danno erariale, visto che i cittadini tutti pagano tasse per rendere attiva la società del Comune di Perugia.

PRIMA PARTE DELL'INCHIESTA

In merito all'inchiesta giornalistica sulle vicende amministrative e procedurali dell'azienda partecipata Afas di Perugia, abbiamo ricevuto una comunicazione, tramite Pec, dal legale dell’azienda stessa (Afas) . Nella giornata di domani sará pubblicata con le risposte a ciascuna richiesta di rettifica.

Sintesi: gli importi delle prestazioni potevano anche essere equi ma la cosa strana, quanto curiosa, è che la cifra importante percepita alla “voce rimborsi” risulta veramente spropositata e non correttamente giustificata analiticamente nel bilancio ma che resta generica. Ci potrebbe anche stare il valore elevato dei rimborsi nel qual caso il Presidente D’’Acunto fosse atterrato con l’elicottero dallo studio legale in centro storico della città fino alla sede dell’AFAS a Madonna alta! In merito ai rimborsi, ci fu anche un procedimento giudiziario dove, secondo l’accusa, si doveva applicare una multa di 159mila euro perché gli incarichi non potevano essere retribuiti. Invece, secondo i giudici, era possibile corrispondere compensi sia al presidente che al Cda di aziende come Afas. Nel bando sotto accusa c’era anche scritto che i compensi sarebbero stati elargiti salvo “diversa deliberazione del consiglio comunale”. Decisione quindi rimessa alla politica, che non si è mai espressa, e quindi? Come al solito, passa tutto in barzelletta.

Detto ciò è necessario tornare indietro nel tempo e precisamente nel febbraio del 2020, laddove un dipendente, regolarmente assunto, veniva ingiustificatamente licenziato senza giusta causa e posto nella condizione di procedere con esposti cautelativi. Il ricorso che fu presentato dinanzi al Giudice del Lavoro è stato definito prima con l’ordinanza del 15/02/2021 con la quale il Giudice aveva condannato l’A.FA.S. Perugia al reintegro nel posto di lavoro, al risarcimento del danno ed alle spese di lite. A seguito dell’opposizione dell’AFAS, tale ordinanza è stata confermata con successiva sentenza emessa il 20 novembre 2021. La Soap Opera giudiziaria non termina qui, infine, a seguito dell’appello, sempre proposto da AFAS, la predetta sentenza viene confermata definitivamente con ulteriore sentenza emessa dalla Corte di Appello di Perugia Sez. Lavoro in data 23 febbraio 2022. Immaginare che tutte le spese legali, procedurali, e rimborsi per danno e dolo, come al solito non li paga il Direttore, il Presidente o il CdA, ma provengono dalle casse dell’Afas, quindi, dalle tasche dei contribuenti : della serie “è facile giocare con il portafoglio dei cittadini”.

A questo punto, il Direttore dell’A.FA.S., non soddisfatto dell’esito giudiziario, reintegra il dipendente solo ai fini amministrativi a partire dal 19/02/2021. Che significa? È assurdo , ma vero; Il dipendente viene esonerato dalla prestazione lavorativa pur a fronte dell’erogazione del trattamento retributivo e, a tutt’oggi, l’AFAS, disattendendo ben tre provvedimenti giudiziari , due sentenze emesse dal Tribunale di Perugia e una dalla Corte di Appello, non ha ancora disposto l’effettivo reintegro in servizio pur erogando il trattamento retributivo. Vi è da segnalare che l’AFAS , entro la data del 02/05/2022, avrebbe potuto ricorrere in Cassazione ma non ha impugnato la sentenza emessa dalla Corte di Appello facendola così passare in giudicato.

Cose da pazzi, pura follia pagare stipendi e tenere lontano dal posto di lavoro il dipendente. Un esempio di come sperperare i soldi pubblici.

Ad oggi, questa vicenda, si è conclusa e ha visto il dipendente risarcito, attraverso una conciliazione, e amaramente ha dovuto rinunciare al posto di lavoro nonostante l’AFAS, in tutta la vicenda giudiziaria non era riuscita in nessun modo a dimostrare qualsiasi manchevolezza o negligenza, perché di fatto, tali manchevolezze, non ci sono minimamente state, anzi l’Afas ha rilasciato pure una attestazione, a firma del Direttore Cerquiglini (Legale Rappresentante dell’azienda) con la quale ha certificato la condotta trasparente e integerrima del dipendente allontanato di cui citiamo le testuali parole del documento: “..ha prestato regolare servizio e ha svolto con apprezzabile correttezza, competenza e proficuità le sue funzioni, contribuendo in modo rilevante al buon andamento e alla crescita aziendale sotto il profilo economico, tecnologico e dell’immagine”. Allora quale motivo nasconde il licenziamento di un dipendente corretto e integerrimo? L’unica cosa chiara è stata quella di voler allontanare un dipendente (di sicuro per motivi prettamente personali) e visto che la vicenda si era immotivatamente avviata e che Afas aveva perso in ogni ordine e grado di giudizio, in qualche modo il licenziamento doveva essere portato a termine con ogni mezzo, perchè, giustamente, accanto alla soddisfazione societaria, esistono altre priorità, a cominciare dal considerare i propri dipendenti e l’ambiente come i principali portatori d’interesse (stakeholder) fino alla sostenibilità. E questo non appare certo un modello sostenibile da parte dell’Afas visto che all’interno della stessa azienda i dipendenti vivono e lavorano in un ambiente piuttosto “difficile ed ostile” dove non possono effettuare nessun tipo di osservazione o altro, altrimenti scattano immediate lettere di richiamo o sanzioni da parte della direzione gestita dal Cerquiglini.

Risolto il caso dell’indebito licenziamento, forse voluto per un personale capriccio, Afas Azienda Speciale Farmacie del Comune di Perugia con verbale di conciliazione ha liquidato la somma netta di Euro 110.000,00 (centodiecimila/00) con l’assunzione d’obbligo di far fronte ad ogni eventuale futura richiesta di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate e degli Enti assicurativi INPS e INAIL. Altra curiosità da non credere: la figura del dipendete licenziato è stata sostituita con 5 (cinque) nuovi dipendenti. Attualmente, presso gli uffici amministrativi di Afas prestano servizio otto dipendenti; la gestione delle paghe è stata esternalizzata conferendo incarico diretto senza esperimento di gara, come sopra segnalato, ad uno studio di consulenza del lavoro e, sempre senza esperimento di gara, è stata affidata la consulenza amministrativo/tributaria a due consulenti commercialisti. A significare la strategia: “ come aggravare di ulteriori costi una gestione amministrativa che poteva essere gestita internamente” per la contabilità economica e finanziaria, delle paghe, della contrattualistica, della trasparenza, dei bandi e dei concorsi, della privacy, del sistema informatico/tecnologico, della assistenza tecnica alle sedi (11 farmacie e un magazzino nel comune di Perugia, di una farmacia nel comune di Magione, di una farmacia nel comune di Città della Pieve e di una farmacia nel comune di Todi) e quant’altro riconducibile all’impianto amministrativo, con quattro dipendenti interni.

Altro evento che desta perplessità nella gestione. Nel mese di luglio del 2019 la direzione ha ritenuto opportuno trasferire la sede farmaceutica n. 2 dai locali di Perugia, in Via Pergolesi, n.123 (immobile di proprietà dell’Afas) ai nuovi locali sempre ubicati in via Pergolesi al n.6H aggravando la gestione economico finanziaria, non solo per la ristrutturazione della nuova sede, ma anche di un ulteriore canone di locazione che prima non era dovuto in quanto, come riportato in parentesi, l’immobile era di disponibilità della stessa Afas. Al momento il predetto immobile risulta inutilizzato.

Che senso ha avuto questo cambio di sede a poca distanza dalla precedente? Qualcuno ha ipotizzato uno scambio di favori a copertura di qualche circostanza amministrativa non ben definita. Ma poi, non finisce qui: in data del 10 dicembre del 2020 è stato pubblicato un bando riguardante la ricerca di un “Coordinatore Contabile”. Tale bando è privo di requisiti chiari per la partecipazione a tale selezione, della indicazione dell’inquadramento economico relativo al CCNL applicato e delle modalità con cui verranno esaminati gli eventuali candidati. Inoltre, è stato richiesto anche di verificare eventuali confitti di interesse riguardanti la società che è stata incaricata alla selezione dei candidati che è la stessa alla quale è stato esternalizzato il servizio delle paghe aziendali senza gara di affidamento. Troppi conflitti di interessi in queste vicende anche in seno ai bandi di selezione di tutto il personale laureato e non e della correttezza delle prove svolte che hanno portato alla stesura delle graduatorie finali. In effetti andrebbe fatta una verifica agli aspetti amministrativo/contabili alla luce del nuovo Codice Appalti emanato con il Decreto Legislativo 18 aprile 2016 n. 50 e più precisamente: con che modalità vengono affidate le consulenze in genere?

E anche quelle riguardanti la sostituzione del personale per lo svolgimento delle attività amministrative? Con quali modalità vengono affidati gli appalti per servizi e per l’approvvigionamento delle merci da destinare alla rivendita con particolare attenzione all’affidamento riguardante l’approvvigionamento del farmaco generico che negli anni stá diventando una grossa fetta di fatturato aziendale? La motivazione per cui AFAS, che ricordo essere un Ente Strumentale del Comune di Perugia e, conseguentemente, a totale partecipazione pubblica, non ricorra più al servizio di Tesoreria/Cassa come disposto dal DPR 902 del 04 ottobre 1986 art. 48 nonché come disposto dallo Statuto e dal Regolamento Aziendale ed il conseguente abbandono della tenuta della Contabilità Finanziaria a discapito della corretta gestione dei flussi monetari. Cosa emerge? Che alla luce dell’ultimo bilancio approvato riguardante l’esercizio 2019, che ha subito un drammatico calo del MOL, disattendendo quanto stabilito dal contratto di secondo livello aziendale relativamente al premio di produzione da erogare a conguaglio al personale dipendente, lo stesso, pur non potendo essere erogato per i negativi risultati economici, è stato egualmente liquidato, anche se in parte, senza nessuna regola, creando un ulteriore aggravio sui risultati economici futuri. Non dimentichiamo che l’ANAC ( Autorità Nazionale Anticorruzione) aveva di recente messo in difetto la trasparenza del sito web dove erano oscurate pagine dove dovevano essere visibili i bilanci degli ultimi anni e che per molto tempo sono state oscurate. Cosa dire, anzi, cosa succederà quando verrà alzato il coperchio ad una pentola in ebollizione?

L’Attuale Presidente dell’Afas è Francesco Diotallevi, dapprima consigliere quando era in carica D’Acunto, poi è divenuto Presidente nel mese di dicembre del 2023 e, fatto curioso, che, se fosse vera la notizia, sarebbe stato il testimone del matrimonio del sindaco Andrea Romizi, tanto che questa carica gli è stata assegnata direttamente dal Sindaco stesso: una sorta di “affari di famiglia”. Si perché è importante lavare i panni in famiglia ma se si rompe l’oblò della lavatrice, poi , si perde l’acqua e in questo caso, l’acqua, sarebbe la credibilità di una società partecipata del Comune di Perugia. Per ultimo, si fa per dire, vi è stata, in passato, anche una irregolarità per quanto riguarda la gestione della comunicazione dell’azienda. La Legge 150 del 2000, a tutt’oggi unica, prevede una normativa quadro sulla comunicazione pubblica. Essendo appunto l’Afas nella fattispecie, aveva l’obbligo di incaricare un giornalista iscritto all’Ordine nella gestione dei comunicati stampa e/o delle notizie riguardanti l’attivitá della comunicazione. Per una struttura pubblica l’interlocuzione costante con i mezzi d’informazione è la premessa ineludibile di un corretto e trasparente strumento di comunicazione verso i cittadini. In un’epoca di affollamento informativo e di difficoltà nel distinguere tra notizie attendibili e no, è importante che la funzione di ufficio stampa venga affidata, a ogni livello, sia nella pubblica amministrazione che in enti e aziende partecipate pubbliche, a giornalisti professionisti/pubblicisti, qualificati e preparati, iscritti all’Ordine dei Giornalisti. Questo obbligo, in alternati periodi, non è stato rispettato dall’azienda dell’Afas nonostante fosse stata oggetto di interrogazione durante la riunione della Commissione di Controllo Garanzia, presso Il comune di Perugia, presentata dall’ex consigliere comunale Antonio Traccheggiani.

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Questo è un articolo pubblicato il 16-05-2024 alle 16:26 sul giornale del 20 maggio 2024 - 2632 letture






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