Conti correnti: come funzionano gli interessi

02/11/2016 - La regolamentazione dell'anatocismo riferito ai contratti bancari pone fine ad anni di contese e processi. A partire dal 1° ottobre, gli istituti bancari devono adattarsi a quanto stabilito dal decreto n. 343 del 3 agosto 2016, firmato dal ministro dell'Economia come presidente del Comitato Interministeriale per il credito e il risparmio.

Il CICR è un'istituzione guidata dal Ministro dell'Economia, al quale il decreto legislativo n. 385 del primo settembre 1993, ossia il Testo Unico Bancario, assegna il compito di alta vigilanza in materia di credito e risparmio. L'organismo detta la disciplina relativa alle attività bancarie e agli intermediari finanziari, determina i principi che regolamentano l'attività di vigilanza della Banca d'Italia e può intervenire sulla comprensibilità e correttezza delle condizioni contrattuali per i servizi finanziari e bancari. Dunque il decreto n. 343 dà finalmente attuazione all'art. 120 del Testo Unico Bancario che stabilisce i principi direttivi per la disciplina dell'anatocismo bancario, ma rimanda la regolamentazione attuativa ad un successivo decreto del CICR.

La parola anatocismo deriva dal greco anatokismós, composto di ana che significa "di nuovo" e tokismós "usura". Nel lessico bancario infatti il termine sta ad indicare il calcolo di interessi su altri interessi, resi fruttuosi anche se non pagati o scaduti, su un particolare capitale. Di norma tali interessi vengono chiamati composti. In dettaglio l'interesse è la somma che si deve corrispondere in cambio del guadagno di un'immediata liquidità, una quantità che si aggiunge al totale da rendere. Tale quota si indica utilizzando lo strumento matematico della percentuale, cioè come tasso di interesse. La matematica finanziaria distingue due tipologie: interesse semplice e interesse composto. Il primo è misurato facendo riferimento ad un determinato intervallo di tempo e ad una specifica quantità di denaro. Il secondo invece è ricavato sempre rispetto ad un periodo di tempo, ma in caso di debito, viene calcolato in base al prestito totale maggiorato del precedente interesse.

L'art. 2 del decreto ministeriale n. 343 afferma il principio, contenuto anche nell'art. 120 del Testo Unico Bancario, secondo il quale nelle attività di credito e di risparmio gli interessi passivi prodotti non possono generare altri interessi, se non quelli di mora. L'articolo sancisce dunque una generale proibizione di anatocismo, con una sola eccezione. D'altra parte l'articolo 1283 del Codice Civile stabilisce che l'anatocismo si produce al verificarsi di una precisa condizione: la proposizione di una domanda giudiziale del creditore nei confronti del debitore. Pertanto non è chiaro se il calcolo degli interessi di mora inizi automaticamente, nel momento in cui il debitore diventa inadempiente, oppure se, essendo comunque una forma di anatocismo, sia necessario ricorrere all'azione giudiziaria. Secondo alcuni la seconda interpretazione della norma sarebbe eccessivamente letterale, mentre la prima sarebbe più fedele al decreto ministeriale n. 343 e più adatta alla pratica quotidiana.

L'art. 3 afferma, con riferimento al conto corrente e al conto di pagamento, che gli interessi attivi, o creditori, e gli interessi passivi, o debitori, devono essere caratterizzati dalla stessa periodicità, in ogni caso maggiore o uguale a un anno. Aggiunge, inoltre, che gli interessi devono essere calcolati il 31 dicembre di ogni anno, oppure alla scadenza del rapporto per il quale sono generati, se di durata inferiore ad un anno. Se il rapporto ha inizio in corso d'anno, gli interessi vengono computati comunque il 31 dicembre. In merito all'apertura di credito, contratto con il quale la banca mette a disposizione del cliente una quantità di denaro per un intervallo di tempo o a tempo indeterminato, disciplinata in conto corrente e al superamento del fido concordato, il decreto stabilisce che gli interessi passivi devono essere computati indipendentemente dal capitale.

Questa disposizione consente di evitare la capitalizzazione e permette di calcolare, alla fine dell'anno, gli interessi in base al solo capitale di partenza. Gli interessi prodotti in un determinato anno e calcolati separatamente, sono esigibili dal creditore il 1° marzo dell'anno che segue. Ciò significa che a partire dal 1° marzo il debitore ha l'obbligo di pagamento degli interessi dovuti. La riscossione del debito può avvenire non prima di trenta giorni dal giorno in cui il cliente riceve notifica della quantità di interessi, di cui è in debito rispetto all'anno precedente. Ciò regolarmente accade a gennaio, con l'invio dell'estratto conto di dicembre. Per chi è alle prese con la scelta su quale conto corrente aprire ricordiamo che esistono conti che rendono interessi attivi. Come abbiamo visto in questo articolo non sempre si riescono a trovare informazioni dettagliate su questo aspetto, per cui sarebbe sempre opportuno prima di aprirne uno verificare su siti specializzati sull’argomento.





Questo è un articolo pubblicato il 02-11-2016 alle 20:40 sul giornale del 31 ottobre 2016 - 641 letture

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