Aeroporto di Perugia fra gli scali di ultima fascia. Futuro più che mai incerto

Aeroporto San Francesco d'Assisi 3' di lettura 28/03/2012 - Nubi all’orizzonte per l’aeroporto San Francesco d’Assisi, che la bozza di piano nazionale degli aeroporti di prossimo varo inserisce fra i 18 scali italiani “di servizio”, ovvero di quarta e ultima fascia. Circostanza che, nonostante la crescita vertiginosa di passeggeri, getta inevitabilmente - e nuovamente - sullo scalo perugino la temibile ombra del depotenziamento.

Con una gestione lungimirante e orientata a un rapido sviluppo da parte della società Sase, i passi da gigante compiuti dall’aeroporto San Francesco sono inconfutabili. Lo scalo, infatti, negli ultimi due anni ha visto crescere di molto il numero dei voli e dei relativi passeggeri, più che raddoppiati rispetto all’anno precedente (76.452 nei primi sei mesi, oltre il 60% in più rispetto allo stesso dato dello scorso anno). Numeri incoraggianti ma ben lontani dall’obiettivo 500.000 passeggeri per accogliere i quali Sase ha recentemente inaugurato la nuova e più accogliente aerostazione firmata Gae Aulenti. E tutto questo potrebbe non bastare.

A dare l’allarme è il consigliere regionale del Partito democratico Andrea Smacchi, che parla del piano nazionale degli aeroporti realizzato dall’Enac rilevando la necessità di “mettere in campo tutte le possibili sinergie pubblico-privato al fine di qualificare il nostro scalo, puntando magari su nicchie di mercato che potrebbero farne un punto di riferimento su scala nazionale ed europea”. Per la seconda volta, inoltre, Smacchi suggerisce di “creare all’interno dell’aeroporto un vero e proprio polo della formazione e per la creazione di un’offerta a livello internazionale di corsi preparatori per la gestione e l’impiego all’interno dell’industria del trasporto aereo. Un asset sicuramente innovativo - precisa - che potrebbe mettere la nostra regione a livelli di avanguardia”.

Una “strada obbligata”, sottolinea il consigliere, alla luce della suddivisione degli aeroporti italiani in 24 scali principali, 13 strategici e 18 di servizio. Questi ultimi avranno tre anni di tempo per dimostrare la sostenibilità economica o trovare contributi privati. Solo gli aeroporti strategici, infatti, possono beneficiare dei finanziamenti pubblici nazionali, i principali du finanziamenti provinciali o di altri enti locali mentre i complementari possono solo fare appello alle proprie forze, con evidente difficoltà a sostenersi da soli. Una razionalizzazione ritenuta necessaria al fine di favorire, senza le interferenze dei piccoli scali locali, lo sviluppo dei nodi principali.

Tanto per chiarire ulteriormente il concetto, gli “scali di servizio” sono quegli aeroporti di piccole dimensioni abilitati solo a voli locali e per essi, inizialmente, era stata ipotizzata la chiusura. In un secondo momento è stato invece stabilito di sottoporli ad analisi triennale durante la quale verificare la presenza di effettive “condizioni di sostenibilità economiche che non prevedano trasferimenti di risorse pubbliche per la gestione”. Qualora gli scali di servizio, tra cui Perugia, non siano in grado di dimostrare la propria autosufficienza, allora sarà necessario reperire finanziamenti da parte di enti pubblici o privati necessari a mantenere in vita la struttura. In caso contrario, gli aeroporti insolventi si avvieranno verso la chiusura; una circostanza che determinerebbe gravi conseguenze per una regione a vocazione turistica come l’Umbria, la quale, se privata dall’aeroporto, perderebbe importanti opportunità di sviluppo di un’economia basata in larga misura sui flussi turistici.

Foto di testata:
un Boeing Ryanair nell’aeroporto umbro San Francesco d’Assisi






Questo è un articolo pubblicato il 28-03-2012 alle 03:03 sul giornale del 29 marzo 2012 - 575 letture

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